+39 049 9997511

Storia della Casa di Cura

Storia della Casa di Cura Parco dei Tigli

Nel 1929 la famiglia Borgherini restaura e ristruttura una vecchia villa padronale, di cui era proprietaria, trasformandola in Sanatorio per TBC polmonare.
Qui viene a svolgere la sua consulenza di Medicina Interna il prof. Alessandro Borgherini, internista e neurologo, aiuto del grande clinico Achille De Giovanni, diventato poi primario medico ospedaliero a Padova, esercitando collateralmente attività neuropsichiatrica nella sua Casa di Cura in città. Come tisiologo, pratica qui la sua professione un altro Borgherini, nipote, Alessandro come lo zio, dopo aver prestato la sua opera in sanatori a Leysin (Canton Vaud) e a Prasomaso (Sondrio) con funzioni dirigenziali, ed essersi specializzato in Tisiologia a Pavia con il clinico Eugenio Morelli.

Con l’esaurirsi della Tubercolosi, nuove cubature sostituiscono il Sanatorio del tutto smantellato, dando luogo all’edificazione, all’approntamento e alla organizzazione di una Casa di Cura psichiatrica, la cui attività inizia nel 1957, in dimensioni che vanno via via aumentando a completamento di un unico progetto prestabilito, fino a raggiungere gli attuali volumi.

Principale promotore ne è il prof. Giovan Battista Belloni, ordinario universitario in Padova di quella che allora è ancora chiamata Clinica delle Malattie Nervose e Mentali. Questi riassume nella sua lunga carriera accademica esperienze manicomiali, neurologiche, riconoscendo come suo primo mentore il vecchio prof. Borgherini, e psichiatriche, proprio nei momenti in cui la Psichiatria va perdendo gli inquadramenti organicistici per assumere progressivamente quelli fenomenologici, sempre più caratterizzanti una Specialità vera e propria del tutto autonoma dagli altri insegnamenti collaterali.

Il prof. Belloni diviene consulente di questa nuova Casa di Cura, affidandola per il coordinamento di vertice ad uno dei suoi aiuti, Mario Correra e agli ancor giovani suoi assistenti, Hrayr Terzian, per la diagnostica neurologica e l’elettroencefalografia, Franco Basaglia per l’organizzazione della psicodiagnostica e dei test mentali, e Luigi Zaroli, pure giovanissimo, che, fra prospettive accademiche in ambienti in cui la dicotomia fra neurologia e psichiatria non si era ancora realizzata, da un lato, e possibilità di manifestare la sua potenzialità evolutiva in una organizzazione in cui la psichiatria trovava completa ed esclusiva realizzazione, dall’altro, fa di quest’ultima la sua scelta di vita.

La storia della Casa di Cura si svolge nel trascorrere degli anni in modo piano e sereno, in continua e proficua evoluzione, verosimilmente legata ad un corretto operare che si adegua costantemente con rispetto a quanto la Psichiatria, nella sua continua evoluzione, va sempre più esigendo.

La presenza di Giovan Battista Belloni, ed il suo nome meritatamente carismatico, hanno costituito per l’attività della Casa di Cura l’avvio più favorevole. Luigi Zaroli ha portato avanti con pari dignità quanto, nel tempo, è andato ad aggiungersi positivamente nell’immagine e nella notorietà della Casa di Cura. La considerazione conseguita dai numerosi allievi di Zaroli, tutti legati da loro propri comuni criteri ed entusiasmi nell’orientarsi professionalmente verso la Psichiatria, ne sono una valida e perseverante testimonianza di autorevole nerbo e forza della Casa di Cura.

In questo excursus assumono particolare rilievo alcune persone, ed il loro modo di pensare e di agire, che hanno avuto contatti e consuetudini con la Casa di Cura ed i suoi professionisti: da un lato, Franco Basaglia, con il quale si erano sempre mantenuti ottimi rapporti anche nel corso della sua sfolgorante carriera, propugnatore della chiusura degli Ospedali Psichiatrici, divenuto praticamente il padre della Riforma Psichiatrica italiana; dall’altro, Ferdinando Barison e Luigi Massignan, realizzatori, a Padova, dalle loro posizioni di vertici primariali, di un efficacissimo rinnovamento socioterapico e comunitario della vita manicomiale. Dai loro incontri, o scontri molto corretti, talvolta qui vivacemente realizzati, si sono rafforzate, in efficace modo intermedio, la posizione e le prospettive della Casa di Cura: un luogo aperto di cura per pazienti psichiatrici, con necessità di trattamenti specifici in regime di ricovero volontario, scegliendo liberamente psichiatra e struttura di accoglimento, secondo loro preferenze e diritti.

Molte forme morbose, dai disturbi della personalità e dell’umore a numerose varianti di psicosi, un tempo casistica più numerosa e frequente dei ricoveri in Casa di Cura, sono diminuite come patologia di accoglimento grazie anche all’evoluzione della farmacologia psichiatrica, divenendo conseguentemente patologie che possono essere seguite in ugual modo, con tranquillità e vantaggiosi risultati, anche ambulatorialmente. Permane tuttavia per esse necessità di ricovero, di durata in genere considerevolmente più breve che nel passato, in casi di loro particolare gravità o di resistenza alle terapie più usuali, in particolare per i vantaggi di una corretta e attenta somministrazione assistita dei farmaci, correlata da continui monitoraggi dell’assorbimento, della durata del mantenimento di livelli terapeuticamente validi, dell’eliminazione, di eventuali sovradosaggi di queste sostanze, nonché per la possibilità di una assistenza altamente qualificata ed esperta nel valutare, anche con immediatezza, gli effetti terapeutici conseguiti.

Parimenti, svariate patologie psichiatriche croniche, che una volta richiedevano prolungati ricoveri in regime ospedaliero, si sono trasformate in una casistica trattabile molto più agevolmente in comunità protette o più semplicemente divenendo di competenza ambulatoriale.

Con la diminuzione di questi tipi di pazienti in Casa di Cura, sono coincisi aumenti, oltre che di ricoveri per i quali il trattamento ambulatoriale dovesse essere integrato con brevi ed intense parentesi di ricovero volontario, anche di casi riguardanti nuove ed emergenti patologie neuropsichiatriche, in percentuali costantemente crescenti, soprattutto perché rappresentate da soggetti in età sempre più giovane, inquadrabili come Disturbi Alimentari a Componente Psichiatrica (Anoressia, Bulimia, Obesità) o come Doppie Diagnosi (manifestazioni psichiatriche variamente associate al bisogno di assunzioni ripetute e irrinunciabili – per rivivere abnormemente effetti psichici o per evitare sofferenze da astinenza – di alcol, farmaci, sostanze varie e droghe, “Dipendenze Vecchie”, da tenere distinte da “Dipendenze Nuove”, quali le dipendenze da gioco o da internet.

Di giovamento per questi nuovi trattamenti, è stato l’aver mantenuto nella prassi psichiatrica della Casa di Cura anche una attiva componente ad indirizzo neurologico, resa ancor più efficace dall’integrazione di altre branche specialistiche che sono andate sempre più affinandosi con questi intenti, divenendo componenti ormai inscindibili di una nascente disciplina medica in via di affermazione per il trattamento completo di queste particolari forme psichiatriche. Una evoluzione che ha comportato l’istituzione di aree specialistiche per la diagnosi e il trattamento di queste patologie di nuova considerazione e una correlazione sempre più intensa fra attività psichiatrica, neurologica e prestazioni diagnostiche e terapeutiche mirate, di tipo internistico, specificatamente attinenti alla gastroenterologia, alla epatologia, all’endocrinologia, alla medicina interna legata al settore nutrizionale e a tutto il supporto delle diagnostiche strumentali e di laboratorio.